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LUCTOR ET EMERGO – The People of the Labyrinths PDF Stampa
Scritto da Farrah F:   
Mercoledì 12 Marzo 2014 20:02

“Autore Deo Favente Regina

Luctor et Emergo”

(1585)


Chi si ricorda di Luctor et Emergo? Sembra sia stato dimenticato anche da quelli che lo hanno amato, eppure si tratta di un profumo che all’inizio degli anni Duemila fece tendenza tra gli appassionati diventando per alcuni un vero e proprio must have.

Non accade spesso che un profumo diventi un oggetto di culto, perciò spiace ma non sorprende che non se ne parli più come un tempo. È infatti probabile che il suo mito sia stato travolto dalla valanga di novità che  continuamente invade quella profumeria che una volta chiamavamo “nicchia”.

Siccome pensiamo che qualcuna di quelle novità non sia poi così tanto “nuova” e che alcune vecchie glorie meritino di essere riscoperte senza per forza diventare i predatori del vintage perduto, riteniamo possa essere interessante rispolverare alcuni “jus”, come si ama dire oggi, che abbiamo dimenticato in fondo al cassetto o togliere dal cono d’ombra in cui sono cadute fragranze, magari più recenti, ingiustamente passate sotto silenzio.

Secondo il nostro gusto, ovviamente.

Se volete, è anche un modo per combattere un certo assillo per la novità, contrario alla vocazione di un settore della profumeria che amiamo perché nato sotto il segno della ricerca di una qualità da gustare con attenzione.

Luctor et Emergo fu lanciato nell’ottobre del 1997 da The People of the Labyrinths (POTL), marchio olandese fondato nel 1984 da Hans Demoed e Geert de Rooij, due stilisti col pallino dei labirinti come metafora della società postmoderna. Erano gli anni in cui la profumeria aveva cominciato ad accarezzare le masse, diventando generalista in maniera non diversa dai massmedia, quasi a dimostrare che, se non è arte, ha comunque a che fare con la cultura come specchio dei costumi della società che vuole profumare.

A Hans e Geert, però, non andava bene che la profumeria diventasse quello che è ora, un fast smell di odori omologati negli stereotipi che ancora oggi ci troviamo sotto il naso: nature morte o sentori alimentari per le signore; acque fresche e pulite o legnosi “IKEA” per i signori “che non devono chiedere mai”.

Siccome i nostri eroi erano abituati a fare le cose a modo loro (“quando cominciammo non trovavamo un vestito che fosse del giusto colore o con la giusta stampa. Così abbiamo deciso di fare tutto da soli”), decisero di mettersi in gioco coinvolgendo nella loro visione creativa, dopo il tatto e la vista, anche il senso dell’olfatto proprio con Luctor et Emergo che, ancora oggi, POTL descrive sul suo sito con toni che suonano come un piccolo manifesto olfattivo:

Dopo un decennio di fragranze fresche, ariose e acquatiche, questo profumo pose una pietra miliare nella storia della profumeria. Ispirato alla profumeria “fin de siècle”, è una sfida per i sensi, maschile e femminile al tempo stesso, molto moderno con un gusto anni ’90. Un profumo sensuale, naturale e meditativo, fatto di fresche erbe, tanti fiori diversi, vaniglia e alcuni legni preziosi”.

(traduzioni mie da: http://www.labyrinths.nl).

Non saprei dirvi se Luctor et Emergo effettivamente richiami la profumeria di fine Ottocento: ma se lo fa, l’impressione è quella di una partitura barocca, riletta però con il chiasso vivace della Guggenmusik da un Alessandro Gualtieri non ancora Nasomatto, il quale, tra l'altro, si è anche preso gioco del tema gourmand che nasceva in quegli anni sulla scia di Angel, il best seller di Thierry Mugler datato 1992.

Ecco allora che il “molto moderno con gusto anni ‘90” suona quasi come uno scherzo: una rubiconda ciliegia troppo lucida e sciropposa per essere vera. Infatti l’effetto che si crea è quello di un Chupa Chups gusto Cherry che si scioglie lentamente nella vostra bocca e, mentre quello fonde, piano piano si sprigiona il profumo di una mandorla di plastica: un piccolo gioco di prestigio fatto di eliotropio e vaniglia che tutti coloro che ci hanno giocato da piccoli giurano di riconoscere come l’odore del Play-Doh, ma che è anche tanto il tenero profumo di quei pupazzetti di gomma che si regalano ai bimbi che stanno mettendo i dentini.

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Un giro del mondo con i "City Exclusives" di Le Labo PDF Stampa
Scritto da webmaster   

Come è oramai tradizione, ogni tanto l'originale brand fondato da Fabrice Penot ed Eddie Roschi permette agli appassionati di far conoscenza con le loro fragranze "city exclusive" (vale a dire reperibili solo nelle città cui sono dedicate), facendole magicamente apparire nei negozi e corner sparsi per il mondo....e solo per un brevissimo lasso di tempo, appena due settimane.

Meno male che - finalmente! - anche l'Italia ha il suo corner Le Labo a Milano e quindi, come potevano gli angeli farsi scappare l'occasione di studiarle per bene e di intraprendere, come dei Phileas Fogg olfattivi, il giro del mondo in 8 sniffate?

New York ci affascina subito con un gioco di prestigio, nel quale la tuberosa inizialmente fa la timida e si cela dietro a una fitta trama di note esperidate, per poi apparire e scomparire e riapparire ancora tra i legni della base. Una tuberosa di animo fresco ed amicale. Stiamo parlando di Tubereuse 40, opera di Alberto Morillas, con note di tuberosa, assoluta di ambretta, bergamotto, legno di cedro e di sandalo, gelsomino, petitgrain.

Con Morillas, viaggiamo verso la Ville Lumière. E' suo anche Vanille 44, dedicato a Parigi: delicato connubio di note vanigliate e legnose, nel complesso molto ariose. Viene in mente una stradina di Montmartre, l'aria frizzante del mattino che trasporta un lontano profumo di croissant caldi. Bel trattamento non gourmand della vaniglia, forse un po' poco incisivo ma di grande eleganza. Vaniglia bourbon, bergamotto, incenso, mandarino, legno di guaiaco.

Il legno di guaiaco ci trasporta a Tokyo, alla quale è dedicato Gaiac 10. Con solo 10 elementi compositivi (ricordiamo che il numero che sempre accompagna il nome di una fragranza Le Labo si riferisce al numero di materie prime utilizzate) Annick Ménardo è riuscita a creare in un piccolo capolavoro. Solo apparentemente fragile, rispettoso dello spazio vitale altrui, Gaiac ha una proiezione minima ma una tenacia notevole. Piacevolissima interpretazione del bel legno di guiacaco dai sentori che ricordano la noce moscata, ancorato da ben 4 musk diversi e accompagnato dalla leggera fumosità dell'olibano e del legno di cedro.

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Pitti Fragranze 2013: un racconto tra passato e presente PDF Stampa
Scritto da another-secret-pefume-angel   
Venerdì 20 Settembre 2013 10:36

L'anno scorso non sono stata a Firenze, e quest'anno ci sono arrivata zoppicon zoppiconi a causa di un incidente domestico, ma avevo moltissima voglia: qualcosa mi mancava da tempo e speravo che il sacrificio della zampa ferita valesse tanto quanto il sassolino che le suore ci facevano mettere nella scarpa per ottenere la grazia. Stavolta sì, quest'anno sì, avrei incontrato il principe azzurro in bottiglia e...diamine! me lo meritavo proprio!

La grande scritta FRAGRANZE, che si staglia contro il cielo, mi ha mossa al sorriso e ho detto dentro di me: bene, arrivata! Muovendo i primi passi dentro il luogo agognato,  complice l’aria già satura di scie profumate, mi arriva fin da subito un'impressione  di un certo sovraccarico sensoriale che si modula in una tonalità fredda, binarizzata, decisa dall'inizio, istituzionalizzata e per così dire vagamente denaturalizzata.

Senza che lo volessi è partita la macchina del tempo…..la mia prima volta a Pitti fu in quel giardino meraviglioso! Anche lì, manco a dirlo, inciampai sulla ghiaia bianca che,  sotto l'attrito rovinoso dei miei zoccoli, rivelò dalla sua profusione scabra una sorprendente zaffata di zolfo, erba e gesso. Intorno, il brivido dei vialetti ombreggiati, da cui spuntava l'odore "verde!", e le statue satinate che sembravano dire "odore rosa!" La mappa aveva poi vie brevi e intrecciate, si entrava in vani e stanzette, si tornava a respirare l'albero un po' scortecciato  e poi di nuovo dentro in altri tempietti, alcove, tabernacoli, tinelli (sentii per la prima volta un Dyptique, che mi ricordava i muri di certe cucine, chiodati di innumerevoli mazzetti erbosi...).

Lo so che vi sembro un po' invasata, ma stavolta ho sentito un altro tipo di invasamento. Niente intrecci, ma una grande distesa, intercalata da artifici suggestivi che personalmente ho sentito anche un po' inquietanti. La retina allagata da luce blu per esempio, nella "sala" B11, con le sinapsi inzuppate da un liquidone cobalto e una sottile preoccupazione sanitaria: ma dentro quelle bachecone globose, sarà igienico addensare il suo contenuto con le umane troppo umane colture di germi, portati da centinaia di nasi voluttuosamente inspiranti ed espiranti? Ricordo che due anni fa, annusando in toto il quadernino in cui giacevano allocate le circa cinquanta cartine che riesco a infilarci ogni volta, mi arrivava una delicata anima riassuntiva vagamente talcata, con apprezzabili inflessioni legnose. Dalle cocche delle mie palandrane, da cui spuntavano altre cartine, venivano sottoinsiemi interessanti, da risentire con buona disposizione.

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Ultima Parte dell'esplorazione del nostro Secret Angel a Esxence PDF Stampa
Scritto da Farrah F. :)   
Lunedì 22 Aprile 2013 00:00

Immancabili le novità in casa Montale. Finalmente ho potuto apprezzare Aoud Flowers, uno degli aoud storici, sinora mai arrivati in Italia, che richiama nelle note di testa la corrusca partenza di Black Aoud, ma che si sviluppa successivamente su un binario parallelo dipanando accordi olfattivi più docili: in entrambi i profumi abbiamo una testa e un fondo pungenti, rispettivamente dati da note acetate e dal solito aoud; tra i due estremi si svolge un tema floreale-legnoso dominato dalla rosa, che in Black Aoud è resa graffiante dalla compagnia di mandarino e patchouly, in Aoud Flowers invece è ammorbidita dall’abbraccio di bergamotto e legni di teak e guaiaco. Ma veniamo alle vere novità. Intense Café è un bouquet di note floreali e di rosa con una intensissima nota di caffè appena tostato e macinato. Lo possiamo già trovare a scaffale nelle nostre profumerie, mentre dell’altra novità Aoud Greedy non è ancora prevista l’importazione. Su Aoud Greedy occorre spendere un paio di parole in più. Di primo acchito non nego di aver provato una certa delusione: con quella testa grassa di anice e liquerizia mi sembrava una copia di Lolita Lempicka Au Masculin, se non ricordo male. Tuttavia e a onor del vero, testandolo con calma su pelle, devo confessare che evolvendo, l’aoud asciuga l’eccessivo effetto gourmand portando Aoud Greedy a raggiungere un proprio equilibrio, non stucchevole.

Ad Esxence ho potuto incontrare la solare Neela Vermeire, arrivata a Milano per presentare la versione intense di Mohur, delizioso estratto dell’eau de parfum, e per far conoscere in anteprima Ashoka: una nuova fragranza, la quarta, che andrà ad impreziosire la collezione di Neela dal prossimo autunno. Descrivere Ashoka non è un’impresa facile. La fragranza è complessa ed è la risultanza di una piramide davvero nutrita. Recuperando la piramide si legge: foglie e latte di fico, cuoio, loto, mimosa, osmanthus, rosa, giacinto, vetiver, storace, incenso, sandalo, mirra, fava tonka, balsamo di abete. Al mio naso giunge una fragranza rasserenante, cremosa, intrisa di latteo candore, pelle bianca; ma al tempo stesso le resine danno a tutto questo una certa struttura. Ricordo una bella nota di incenso. Attenderò l’autunno per risentirla e poterci meditare sopra con calma. Una glossa sul nome. Ashoka fu un legislatore indiano vissuto a cavallo del IV e del III secolo a.C.  che dopo innumerevoli conquiste si convertì al buddhismo, instaurando un regno di giustizia e di pace ispirato ai principi del dharma buddhista. Un regno nel quale fosse garantita la pacifica convivenza delle più diverse anime e dal quale fosse bandita ogni sorta di discriminazione. La Ruota di Ashoka, con i suoi 24 raggi, compare oggi al centro della bandiera indiana ed è l’insegna del marchio di Neela.

Già presentato a Pitti Fragranze, finalmente ho potuto sentire le fragranze del marchio italiano Nu_be. Qui dobbiamo tornare indietro nel tempo fino al momento originario in cui il tempo stesso ancora non esisteva. L’ispirazione che sta alla base del progetto di Nu_be è quella di provare a ripartire da quel brodo magmatico e primordiale in cui tutto è ancora materia informe e confusa e da quel punto seguire il lento e paziente processo del venire alla luce delle cose cominciando dalla differenziazione degli elementi posti a fondamento della natura. Da qui l’idea di dedicare un profumo ad ogni elemento della tavola periodica. Ad oggi le fragranze sono cinque: Hydrogen, Helium, Lithium, Carbon e Oxygen. Sono tutti profumi molto stilizzati. Della linea, sul momento ho preferito Oxygen di Antoine Lie, un legnoso fresco e incensato lievemente poudré e Lithium di Nicolas Bonneville, un accordo minerale, una rosa fruttata, cuoio e zafferano amalgamati in un jus colmo di contrasti, accattivante e moderno. Non si può però passare oltre senza fare parola sul packaging, di Nu_be, forse il più originale nell’intero panorama della profumeria odierna. L’idea di andare scavare nelle profondità della terra alla ricerca delle tracce degli inizi della materia e della vita è resa efficacemente da questi parallelepipedi di polistirolo grigio antracite che occorre sgretolare con le proprie mani per raggiungere il flacone di profumo ivi contenuto.  Un’idea davvero divertente e insolita!

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Flor Azteca, forza e magia di una tuberosa PDF Stampa
Scritto da webmaster   
Lunedì 03 Giugno 2013 06:49

Nota amata in gioventù con prolungati indossi di commercialoni in stile Chloé e Blonde di Versace, la tuberosa non mi ha più entusiasmata una volta scoperte altre materie prime più consone ai miei umori e filosofie di vita. Incuriosita si però, sempre: alcune tuberose “poco tuberose” mi hanno addirittura catturata al punto da doverne essere proprietaria: la tuberosa latte, liquore e coccole di Sous le Signe du Tigre (Neocamelot, ma dove sono finiti?), quella graffiante e infusa di una generosa dose di elicriso di Tubéreuse 3, Animale (Histoires de Parfums) e quella più recente, non dissimile tutto sommato da TA nell’intento, Fusion Sacrée pour Elle di Majda Bekkali, che sulla mia pelle spiega il suo lato verde e aromatico.

Sino alla scoperta, curiosando tra gli appunti dell’amico Christos, di un profumiere a me sconosciuto e delle sue essenze, tra cui spicca, guarda caso, una tuberosa. O meglio, una TUBEROSA, scritta tutta in maiuscolo perché lo merita: Flor Azteca. Juan Perez, coltivatore un po' alchimista e un po' stregone che crea i suoi sogni profumati a Puerto Rico, ha interpretato questo fiore in modo diverso, accompagnandolo con note che ci rimandano alle terre e culture centroamericane: l’incenso copal, la corteccia di massoia, la datura, il cacao amaro, la vaniglia.

In apertura, l’aggressione canforata è potente, diffusiva, mentolata, degna della miglior Tubéreuse Criminelle. Tuttavia, laddove TC rimane haute couture sebbene vestita di formaldeide, Flor Azteca è ruvida, rustica, ferina, selvatica….e per questo assai conturbante. Poi, lentamente, vi svela il respiro di una macchia subtropicale: vi pare di sbriciolare tra le mani la terra scura e umida,  sentite il soffio caldo e stuzzicante di una brezza irrequieta e notturna, scostate tralci e foglie spesse di piante succulente,  per raggiungere la tuberosa nettarina ed inebriante che è pronta a schiudersi tra le vostre dita.

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Uno dei nostri Secret Angels ad Esxence - Parte seconda! PDF Stampa
Scritto da Farrah F. :)   
Mercoledì 17 Aprile 2013 12:50

Vincent Micotti, fondatore di Ys-Uzac, è venuto a Milano per presentare due nuove fragranze. Musicista di formazione, fin dall’inizio Micotti si ispira alla buona musica per tratteggiare le sue composizioni olfattive. Non sfuggirà quindi agli amanti del jazz che Satin Doll si rifà all’omonima composizione di Duke Ellington, le cui note musicali vengono trasformate nelle note olfattive di un neo-chypre dominato da un’assoluta d’iris impreziosita dal candore fiori bianchi che  sbocciano dopo un’ouverture speziata. Mi ha ricordato in qualche modo l’ottima iris di Le Labo. Immortal Beloved invece è un tripudio di note alcoliche e calde. Ad un testa fruttata e scura di prugna seguono rhum con i suoi sentori  tabaccati ed elicriso, malinconico e dignitoso, che si mescolano con i riflessi ambrati aromatici del cisto  e con note animali, quasi umane, per rendere al meglio la bruciante passione di Beethoven per la sua sconosciuta Amante Immortale…   Satin Doll e Immortal Beloved segnano un cambio di passo verso fragranze molto più strutturate delle precedenti quattro. Ecco perché i due nuovi profumi sono identici nel packaging in tutto fuorché nell’etichetta di un bel colore turchese.

Dirimpetto, Eau d’Italie presenta Acqua Decima. Il nome vuol solo significare che si tratta della decima fragranza del marchio di Positano, un agrumato amaro affidato alle cure di Morillas con una bella nota di menta inserita in testa. Si tratta di un buon lavoro, piuttosto facile, che nulla aggiunge alla profumeria di oggi, ma che tuttavia risulta pur piacevole. Se cercate qualcosa di piacevole per l’estate, considerate Acqua Decima.

Rania Jouaneh è la creatrice del marchio Rania J. Avevo conosciuto Rania all’Esxence dello scorso anno dove si presentava con tre graziose fragranze: una lavanda, un’ambra e una rosa. Rimasi colpito dalla semplicità eppure dalla bellezza del suo stile nel maneggiare materie prime di qualità. Unico neo di allora: la decisione di utilizzare quasi soltanto (o soltanto) materie prime naturali e certificate, con tutti gli inconvenienti del caso. Essendo Rania molto attenta all’ecologia, se non ricordo male, desiderava allora cimentarsi in una  profumeria tendenzialmente naturale, non tanto per rifiuto del sintetico (anzi…), ma per omaggiare la natura in ciò che di meglio ci può dare. Questo però le legava le mani in termini resa e… addirittura di packaging.  Tutti problemi che, mi raccontava, l’hanno indotta a lasciarsi alle spalle tutto ciò e a riformulare, davvero magnificamente, le sue tre fragranze iniziali aggiungendone altre due. Vediamole. Rose Ishtar è una rosa rorida e futtata (cassis base, se non ricordo male), vaporosa e piacevole; Lavande 44 è una lavanda di carattere, un fougère con tinte scure, liqueriziose (vetiver) e legno di cedro come nota di fondo dominante; Ambre Loup è un’ambra calda con un aspetto legnoso (patchouly?) che pareggia il dolce della nota principale; un soffio di sensazioni animali e polverose aggiungono un quid pluris che a me piace molto. Infine i due nuovi nati: Jasmin Kâma, un gelsomino molto verde, ma anche molto carnoso e Oud Assam che per inserirsi nel trend, ormai di moda, dei profumi a base di oudh rivela le note stallatiche e medicinali riconoscibili nell’oud vero: chi ha potuto accostarvi almeno una volta il naso sa di cosa parlo. Per tutti gli altri un termine di paragone è Bois Foncé di Ava Luxe. Chi ha avuto modo di provarlo, può avere un’idea di cosa aspettarsi da Oud Assam. Rania è una persona simpatica, solare, umile e brava nel comporre semplicemente belle fragranze, a cui auguro tanta fortuna e un po’ più di notorietà.

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